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| Energia
geotermica (dal ministero dell'ambiente) |
L'energia geotermica è la forma
d'energia dovuta al calore endogeno della Terra; vulcani,
sorgenti termali, soffioni e geysers documentano la
presenza di calore immagazzinato nella crosta terrestre
e che fluisce verso l'esterno con l'ausilio di fluidi
vettori come acqua e vapore.
La temperatura, all'interno del nostro pianeta, aumenta
con la profondità secondo un gradiente geotermico
di 3°C ogni 100 metri, anche se esistono zone
con gradienti geotermici anomali in cui il flusso
di calore è maggiore (9-12°C ogni 100 metri).
Il calore terrestre è prevalentemente d'origine
radiogenica e subordinatamente planetaria e chimica;
deriva principalmente dal decadimento degli isotopi
radioattivi presenti soprattutto nel mantello (quelli
più importanti sono il torio 232, l'uranio
238, e 235 ed il potassio 40).
In media il calore terrestre calcolato è pari
a 0,06 W/m², quindi considerando tutta la superficie
si arriva a valori di 30.000 miliardi di watt; questa
energia termica, per unità di tempo e di area,
costituisce il flusso geotermico e viene espressa
in HFU (Heat Flow Unit) ed è equivalente ad
una microcaloria per centimetro quadro al secondo
(1HFU = 1x10-6 cal/cm². s = 42mW/m²), cioè
in un secondo la Terra disperde una microcaloria per
centimetro quadro.

Distribuzione del flusso di calore endogeno.
Lo sfruttamento dell'energia geotermica consiste nell'utilizzazione
del calore contenuto in rocce relativamente vicine
alla superficie, dove arriva propagandosi dalle zone
più profonde della Terra.
Per giungere in superficie il calore ha bisogno di
un vettore fluido (acqua o vapore), naturale o iniettato,
che deve poter fluire in gran quantità in rocce
porose e permeabili (rocce serbatoio), queste a loro
volta devono essere protette da rocce impermeabili
(copertura) che impediscano o limitino la dispersione
dei fluidi e del calore.
Per garantire la "rinnovabilità"
del sistema geotermico, in pratica sostituire il fluido
sottratto dall'utilizzazione, è necessaria
l'esistenza di una zona di alimentazione esterna;
il fluido, in questo caso, proviene prevalentemente
da acqua meteorica. Nel caso di serbatoi "confinati",
dove il fluido è fossile, invece, l'eventuale
ricarica è effettuata solo artificialmente
mediante la reiniezione.
In un sistema geotermico, l'acqua penetra nel sottosuolo
attraverso rocce permeabili formando delle falde sotterranee
e, per effetto del calore trasmesso alle rocce da
una fonte, quale una massa magmatica, si scalda fino
a raggiungere temperature di alcune centinaia di gradi;
il fluido (acqua e/o vapore) in queste condizioni
risale lungo faglie o fratture dando luogo alle manifestazioni
geotermiche.
La risalita può anche essere indotta artificialmente
tramite una perforazione meccanica (pozzo geotermico),
il fluido cosÌ captato, dopo alcuni trattamenti,
è inviato agli impianti di utilizzazione
Usi diretti:
Il riscaldamento è la forma più antica
e diffusa tra gli usi diretti dell'energia geotermica;
larga utilizzazione è stata fatta in Islanda,
dove, per l'abbondanza dei fluidi caldi disponibili,
il 97% della popolazione della capitale è servita
da riscaldamento geotermico urbano. Analoga situazione
si ha anche in Francia, paese poco geotermico, negli
Stati Uniti, in Cina ed in Giappone.
In Italia le realizzazioni più importanti sono
quelle di Ferrara, Vicenza, Castelnuovo Val di Cecina,
Acqui, Bagno di Romagna e Grosseto.
Per il riscaldamento degli ambienti, le temperature
dei fluidi devono essere dell'ordine di 50-80°
C per gli impianti a termosifone, 35-50° C per
i pannelli radianti; qualora i fluidi geotermici non
raggiungessero le temperature richieste, si possono
adottare dei sistemi integrativi quali una caldaia
o una pompa di calore.

Un impianto di teleriscaldamento può provvedere
anche alla fornitura di acqua calda sanitaria; se
le acque geotermiche sono dolci, come nel caso di
Vicenza, possono essere distribuite direttamente agli
utenti, se invece, sono salate, come a Ferrara, si
provvede immettendo nella rete sanitaria una parte
dell'acqua di acquedotto circolante nello scambiatore
di calore.
Si può ottenere uno sfruttamento integrale
della risorsa geotermica con il riscaldamento invernale
ed il raffrescamento estivo, disponendo di fluidi
a 80-110° C che alimentino pompe di calore reversibili,
ad assorbimento, con fluidi appropriati (ad esempio
ammoniaca, bromuro di litio).
Altri usi dei fluidi geotermici sono rappresentati
dall'azione antigelo dei suoli, dal riscaldamento
delle serre e dall'utilizzo nelle attività
industriali per fornire il "calore di processo"
utilizzato nel ciclo di produzione.
Un uso razionale che permette di ottenere la massima
efficienza dai fluidi geotermici, è rappresentata
dagli usi integrati dello stesso fluido per impianti
ed utenti diversi, con un sistema in serie, "a
cascata", le acque reflue a bassa temperatura
di una centrale geotermica, possono essere usate,
per esempio, per il riscaldamento, per la serricoltura,
per l'acquacoltura e per l'irrigazione.
Nel quadro volto allo sfruttamento razionale dell'energia
geotermica, viene impiegata sempre di più la
"pompa di calore", grazie alla quale sono
utilizzati anche i fluidi a temperatura molto bassa.
La pompa di calore è una macchina termica in
grado di trasferire il calore da un corpo più
freddo ad uno più caldo, innalzandone la temperatura;
essa estrae calore da una sorgente a bassa temperatura,
sorgente fredda, con dispendio di energia esterna
che può essere di natura elettrica, meccanica,
o appunto geotermica.
Nei paesi dove si sta diffondendo lo sfruttamento
dell'energia geotermica alle più basse temperature
(7- 40° C), quali la Svezia, il Giappone, gli
Stati Uniti, la Svizzera, la Germania e la Francia,
l'uso delle pompe di calore ha toccato dei livelli
sorprendenti; negli Stati Uniti per esempio nel 1993
ne erano installate più di 150.000.
Un'altra tecnologia molto in uso accanto alle pompe
di calore è rappresentata dallo "scambiatore
di calore", necessario nei casi in cui non è
possibile mettere a contatto i fluidi geotermici direttamente
con gli impianti di utilizzazione, quando il contenuto
salino del fluido può creare danni quali la
corrosione o l'inquinamento.
Gli scambiatori di calore vengono fabbricati in diverse
versioni di cui le principali sono: a piastre, a fasce
tubiere, a serpentina ed a miscela diretta, con separazione
finale e recupero del fluido di lavoro dal fluido
primario.
Un particolare tipo è quello utilizzato direttamente
nel pozzo, con circolazione di acqua dolce o di fluido
basso-bollente nel secondario.
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